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“agata”

“AGATA”

Location: Francia

Carissima Bieke,

quando ti incontrai ero all’inizio di una grande / enorme trasformazione. Stavo iniziando a vedere la realtà in modo diverso e a pormi delle domande; cercavo di capire chi sono e come amare me stessa. L’Agata che tu hai creato quando ci siamo incontrate per la prima volta a Parigi è stato il carburante per questa auto-inchiesta. Hai fatto scattare lampi di luce sulle mie molte identità nascoste. Non avevo mai pensato che nessuna di esse fosse degna di essere portata in superficie.

Tu stavi ponendo delle domande alla fotografia, alla tua vita, soffrendo per un amore che stava per terminare. Magnum ti chiese di fare un progetto a Parigi, ma tutto ciò che volevi era fare le valigie, tornare in Belgio e non toccare mai più una macchina fotografica…

Ti ricordo seduta al bancone di quell’infame strip club a Pigalle. Era un posto fuori dal tempo e dallo spazio, eccentrico e sensuale, illuminato con una luce rossa. Solo un’indomabile curiosità può averti portata lì / in un posto simile. Mi sorridesti e mi dicesti di chiamarti Bieke. Avemmo immediatamente un feeling speciale l’una dell’altra. Ora so che questo è perché nel profondo tu sei pazza e strana come me. Raramente mi apro agli sconosciuti ma la tua presenza mi intrigava. Passata la mezzanotte, tu diventasti la prima persona con cui avrei festeggiato il mio ventiquattresimo compleanno. Molte ore dopo scattammo la foto rosa.

Mentre viaggiavamo assieme da Atene a Beirut, quello che doveva essere il tuo tentativo di catturare la vera me e non “Agata l’interprete”, mostrò che tra gli estremi ci sono così tante sfumature di me che nascondono la mia identità. Mi ha fatto riflettere sul fatto se per caso mi esibisco sempre / sul fatto che magari mi esibisco sempre / se mi esibisco sempre. Non è mai né un’esibizione al 100%, né l’essere al 100% reale, né una verità, né una bugia. La mia vita è un film. La realtà a cui appartengo si trasforma all’infinito attraverso la mia immaginazione e il mio coraggio. E vivo per quei momenti di soggezione cinematografica / la soggezione quei momenti cinematografici.

Attraverso la tua sola presenza mi fai esplorare me stessa, mi fai sentire ispirata / Solo attraverso la tua presenza mi lasci esplorare me stessa, mi lasci ispirare. Una volta ti ho chiamata il mio psicoanalista. La tua macchina fotografica è uno specchio in cui entrambe guardiamo noi stesse. Riveli molto poco di te, ma non mi aspetto che tu mi dia più di quello che vuoi. Mi fido di te. Andiamo in giro nella notte, passo dopo passo, ci avviciniamo l’una all’altra e progrediamo ogni volta nel nostro progetto. Ti seguo come tu segui me.

Mi stai utilizzando per raccontare queste storie di realtà e verità. Tu proietti qualcosa di te attraverso me, e io uso te per rappresentare quelle versioni di me stessa. Mi sento più reale attraverso le tue foto che attraverso le storie che potrei raccontare. Sto iniziando ad amare il mio caos.

Siamo diventate così brave nelle improvvisazioni che non vedo l’ora di farne altre. Ti darò me stessa, tu l’impacchetterai con Bieke e sono sicura che qualcosa di bello verrà creato.

Ti voglio bene, Agata

ABOUT BIEKE DEPOORTER

Bieke Depoorter nasce in Belgio e si laurea in fotografia presso la Royal Academy of Fine Arts di Gand nel 2009. Le relazioni che instaura con i soggetti delle sue fotografie sono alla base della sua pratica artistica. Gli incontri occasionali e il modo in cui queste interazioni si sviluppano naturalmente sono il punto di partenza che detta il carattere del suo lavoro. Molti dei suoi progetti indipendenti trattano situazioni intime nelle famiglie e nelle case delle persone. Per il suo progetto di laurea e il suo primo libro Ou Menya (2011), fa tre viaggi in Russia fotografando nelle loro case le persone che incontra mentre viaggia. Questa serie di fotografie nel 2009 vince il Magnum Expression Award. Nel 2014 Bieke realizza il lavoro per il suo secondo libro I am About to Call it a Day in modo simile mentre gira gli U.S.A. in macchina e facendo l’autostop.

Tuttavia diversi progetti recenti sono il risultato delle riflessioni della Depoorter sul mezzo. In As it May Be diventa gradualmente consapevole del suo stato di outsider, sia culturalmente sia come fotografa. Così nel 2017 rivisita l’Egitto con la prima bozza del suo libro, invitando le persone a scrivere commenti direttamente sulle fotografie. In Sète#15 e anche in Dvalemodus, un cortometraggio che Bieke condirige assieme a De Craene, inizia a vedere i suoi soggetti come attori. Pur ritraendoli nei loro veri ambienti, cerca di proiettare la propria storia sulle scene, immaginando la realtà dei suoi soggetti in un modo che sfuma i confini tra il loro mondo e il suo.

Nel progetto in corso Agata, che parla di una giovane donna che ha incontrato in un locale di striptease a Parigi nell’ottobre 2017, Depoorter esplora il suo interesse per la ritrattistica collaborativa. È un esempio del suo interesse nel trovare persone che possono collaborare con lei nel raccontare una storia. Queste storie sono sempre in parte sue e in parte loro.

Depoorter diventa membro designato della Magnum Photos nel 2012, membro associato nel 2014 e membro effettivo nel 2016. È il quarto membro belga dell’agenzia, dopo Carl De Keyzer, Martine Franck, Harry Gruyaert.