bieke

depoorter

“as it may be”

“AS IT MAY BE”

Location: Egitto

Al culmine della Primavera araba, nel 2011, Bieke Depoorter viaggia in Egitto per la prima volta. Prova a conquistare la fiducia delle persone in un luogo dove le vite private spesso vengono celate alla vista. I luoghi dove trascorre la notte sono decisi da incontri occasionali. Ci ritorna altre sette volte ma scattare fotografie sta diventando sempre più problematico. Il sospetto verso gli estranei è cresciuto rapidamente all’indomani della rivoluzione.

Nel 2016 fa un menabò /facsimile del suo libro e, durante il processo, diventa estremamente consapevole del suo ruolo in questa storia. Nonostante il suo coinvolgimento, rimane solo un altro visitatore occidentale che è arrivato per scattare foro dell’altro? Depoorter posticipa la pubblicazione del suo libro e decide di ritornare un’ultima volta per cercare di catturare la natura complessa della regione. Viaggia attraverso il paese e chiede agli egiziani che non aveva fotografato le loro opinioni. Il risultato è un dialogo scritto tra egiziani da background sociali, culturali e religiosi diversi. Scrivono in arabo direttamente sulle immagini del menabò. Persone che non avrebbero mai permesso di essere fotografate sono ora anche la voce / In questo modo si dà voce anche alle persone che non si lascerebbero mai fotografare. I dialoghi / le conversazioni stratificate ricoprono argomenti come il ruolo dell’immagine, la religione, politica e la struttura sociale.

 

ABOUT BIEKE DEPOORTER

Bieke Depoorter nasce in Belgio e si laurea in fotografia presso la Royal Academy of Fine Arts di Gand nel 2009. Le relazioni che instaura con i soggetti delle sue fotografie sono alla base della sua pratica artistica. Gli incontri occasionali e il modo in cui queste interazioni si sviluppano naturalmente sono il punto di partenza che detta il carattere del suo lavoro. Molti dei suoi progetti indipendenti trattano situazioni intime nelle famiglie e nelle case delle persone. Per il suo progetto di laurea e il suo primo libro Ou Menya (2011), fa tre viaggi in Russia fotografando nelle loro case le persone che incontra mentre viaggia. Questa serie di fotografie nel 2009 vince il Magnum Expression Award. Nel 2014 Bieke realizza il lavoro per il suo secondo libro I am About to Call it a Day in modo simile mentre gira gli U.S.A. in macchina e facendo l’autostop.

Tuttavia diversi progetti recenti sono il risultato delle riflessioni della Depoorter sul mezzo. In As it May Be diventa gradualmente consapevole del suo stato di outsider, sia culturalmente sia come fotografa. Così nel 2017 rivisita l’Egitto con la prima bozza del suo libro, invitando le persone a scrivere commenti direttamente sulle fotografie. In Sète#15 e anche in Dvalemodus, un cortometraggio che Bieke condirige assieme a De Craene, inizia a vedere i suoi soggetti come attori. Pur ritraendoli nei loro veri ambienti, cerca di proiettare la propria storia sulle scene, immaginando la realtà dei suoi soggetti in un modo che sfuma i confini tra il loro mondo e il suo.

Nel progetto in corso Agata, che parla di una giovane donna che ha incontrato in un locale di striptease a Parigi nell’ottobre 2017, Depoorter esplora il suo interesse per la ritrattistica collaborativa. È un esempio del suo interesse nel trovare persone che possono collaborare con lei nel raccontare una storia. Queste storie sono sempre in parte sue e in parte loro.

Depoorter diventa membro designato della Magnum Photos nel 2012, membro associato nel 2014 e membro effettivo nel 2016. È il quarto membro belga dell’agenzia, dopo Carl De Keyzer, Martine Franck, Harry Gruyaert.