IMP Festival is the first major event in Italy totally focused on Photojournalism: a glimpse on the stories, the methods and the approaches of the best international photography.

“No Promised Land” – Andrea Ferro

“NO PROMISED LAND”

Seduto a terra, di fianco a lui, ascolto Kamal raccontare di sé.

La sala è grande, silenziosa, e con ampie vetrate sul paesaggio montano. Il sole celato dalle nubi diffonde una luce fredda e orizzontale; pochi ragazzi seduti qui e là. Chi assorto nei suoi pensieri, chi concentrato sullo schermo del telefonino.

All’improvviso di nuovo quel pensiero che spesso mi ha seguito durante questo viaggio. È incredibile che mi stia raccontando tutto questo. Spiazzato dall’apparente serenità del mio accompagnatore, mi ritrovo ancora una volta a chiedermi: che diritto ho di trovarmi qui?  Chi sono io per loro? Qual è veramente il mio ruolo in tutto ciò? È per questo che sento il dovere di raccontare la loro storia e la loro quotidianità, e ho voluto farlo nel linguaggio che più mi appartiene: la fotografia. 

Siamo ormai abituati all’uso intensivo che i media fanno di immagini che raffigurano i migranti. Essi ci appaiono tutti uguali e sono spesso trattati poco più che come numeri. Rifiutando rappresentazioni e luoghi comuni basati su dolore e miseria, No promised land ha lo scopo di restituire una storia e un volto a quei numeri raccontando un aspetto altrimenti invisibile degli avvenimenti legati alle moderne migrazioni; qualcosa di molto diverso da ciò che siamo abituati a vedere. Più di un anno, una regione con le sue sette province, e più di venti strutture visitate. Insieme, andando oltre ai numeri, intendono comporre l’eterogenea panoramica di ciò che non si vede del cosiddetto “sistema di accoglienza” per migranti e richiedenti asilo in Veneto, una regione chiave del nord Italia. Un viaggio che, attraverso storie e luoghi spesso molto diversi tra loro ma allo stesso tempo affini. Questo lavoro ha lo scopo di mostrare per la prima volta la stretta connessione tra spazio fisico e migranti accolti, così come tra architettura e migrazioni. È una narrazione visuale in cui ogni edificio è il capitolo di una storia. Si è voluto iniziare da quei casi limite dove l’accoglienza non è mai avvenuta o è più problematica, non senza implicazioni sociali, passando per i vari livelli dell’accoglienza ordinaria e strutturata, fino a giungere a esempi di housing sociale, considerabile come una prima conquista nel lungo processo integrativo di chi è sul territorio oramai da anni. In quest’ultimo caso, anche se con segnali incoraggianti per il futuro, è ancora netta la separazione nei confronti della comunità circostante. Essa non può più esimersi dall’avere un ruolo attivo in una dinamica culturalmente costruttiva che può e deve essere bidirezionale.

L’espressione “strutture” è impiegata come termine generico per indicare un vasto ventaglio di situazioni abitative e di vita quotidiana, talvolta agli antipodi. In qualità di spazio fisico dell’abitare, è la città stessa a diventare per estensione oggetto di questa indagine. Essa è il luogo dove si producono gli incontri che segnano le nostre vite e il terreno in cui si realizzano i nostri progetti e desideri più intimi. Ogni edificio è la cornice delle nostre delusioni o dei nostri successi, degli obiettivi mancati o raggiunti. È importante quindi mostrare in che modo gli spazi dell’accoglienza vengono abitati, adattati, e in qualche modo “umanizzati” da chi si trova a risiedervi, a volte di passaggio, a volte per mancanza di alternative.

 

 

 

ANDREA FERRO

Andrea Ferro è un fotografo italiano, nato a Padova nel 1987. Si è laureato in architettura sia in Italia che in Spagna, sviluppando nel contempo un immaginario visivo molto personale. Ha sempre prestato particolare attenzione a temi della contemporaneità sia sociali che urbani, combinandoli in un’unica pratica fotografica. È spesso coinvolto in progetti che gli permettano di approfondire la connessione tra esistenza umana e ambiente costruito mostrandone al contempo aspetti di transitorietà e registrando le diverse forme in cui individui, comunità e società interagiscono con lo spazio fisico che abitano. Di qui il suo interesse nel raccontare gli eventi legati al fenomeno delle odierne migrazioni umane. Oltre a essere impegnato in progetti personali a lungo termine, ha già all’attivo numerose collaborazioni con stampa internazionale e nazionale, oltre a varie pubblicazioni derivate dalle diverse edizioni della Biennale di Venezia. Anche se è vero che i suoi studi in architettura hanno influenzato il modo in cui compone l’immagine, Andrea predilige tuttavia ritrovarsi immerso nel dinamismo degli eventi per catturarne gli istanti più significativi che altrimenti andrebbero persi. Crede fermamente nell’opportunità data dalla fotografia nel produrre conoscenza e così comprendere la complessità del mondo di oggi, aiutando allo stesso tempo a capire meglio gli altri e noi stessi.

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