workshop

“Reportage e

fotogiornalismo”

francesco cito e

riccardo bononi

Il Maestro della Fotografia Francesco Cito, due volte vincitore al World Press Photo, ripercorrerà i suoi passi tra i conflitti degli ultimi 40 anni per spiegare l’importanza dell’essere sul campo, a contatto con la notizia, verso una comprensione profonda delle storie e dei protagonisti ritratti. Riccardo Bononi (Prospekt Photographers, direttore artistico IMP Festival) approfondirà le modalità di costruzione del discorso visuale, partendo dagli elementi di semiotica nella costruzione di narrazioni visuali fino alla progettualità editoriale, dall’idea al campo. 

Programma:

Ore 09.00 – 13.00 con Francesco Cito

• Sull’importanza dell’”esserci”: una vita da free lance.
• Il fotografo e il viaggio: colmare la distanza fisica e culturale tra fotografo e soggetti ritratti
• La fotografia come mezzo di comprensione di fenomeni complessi
• Il reportage e la guerra

Ore 14.00 – 18:00 con Riccardo Bononi

• La costruzione del discorso visuale: elementi di semiotica nella costruzione di narrazioni visuali.
• Storia e sviluppo del linguaggio del fotogiornalismo.
• Il Fotogiornalista oggi: fisionomia e potenzialità del panorama fotogiornalistico contemporaneo.
• Etica e fotografia
• La progettualità editoriale: dall’idea al campo.
• Consegna attestati.

 

 

ABOUT FRANCESCO CITO

Francesco Cito (Napoli, 1949), tra gli unici italiani ad aver vinto ben due Word Press Photo (il più grande riconoscimento internazionale per la fotografia), è stato descritto da Ferdinando Scianna come “il miglior fotogiornalista italiano oggi. Ha l’istinto del fatto, la passione del racconto, la capacità di far passare attraverso le immagini, con forza di sintesi e rigore visivo, l’essenziale delle cose”.

 Dopo aver cominciato a lavorare come fotografo free-lance nel 1975 (lo stesso anno ottiene anche la sua prima copertina per il Sunday Times Magazine), a soli 30 anni è uno dei primi fotoreporter a raggiungere clandestinamente l’Afghanistan occupato, percorrendo a piedi oltre 1200 Km al seguito di vari gruppi di guerriglieri (Mujahiddin). Da allora ha preso parte, a più riprese e come inviato per numerose testate internazionali, ai conflitti in Libano, Cisgiordania, Striscia di Gaza, Afghanistan, Kuwait, Bosnia, Kossovo e Albania. In Italia si è interessato principalmente di fatti di mafia e di camorra.

Dal 1980 ad oggi, oltre ad essere stato ferito sul campo in tre distinte occasioni (due volte dai soldati israeliani ed una dai rivoltosi palestinesi), ha collezionato copertine e pubblicazioni di reportage sulle maggiori testate di quotidiani e periodici nazionali e internazionali: Epoca, l’Europeo, Panorama, L’Espresso, Il Venerdì di Repubblica, Sette-Corriere della Sera, Life, Stern, Die Zeit magazine, Sunday Times magazine, The Observer, The Indipendent magazine, Paris Match, Figaro magazine, e molti altri ancora.

ABOUT RICCARDO BONONI

Laureato in due distinte branche delle scienze sociali (psicologia e antropologia), dal 2010 è ricercatore e docente di Antropologia Visuale presso Irfoss di Padova, dal 2015 entra a far parte dell’agenzia fotografica Prospekt Photographers. Dal 2018 insegna presso il Master in Death Studies dell’Università degli Studi di Padova e dal 2019 direttore è artistico di IMP Festival – International Month of Photojournalism.

La scelta di associare la fotografia alla sua attività di ricerca sul campo lo ha portato a lavorare in Africa, Sud America, Sud Est asiatico, India, Europa e Stati Uniti. Dal 2006 ha cominciato a lavorare come antropologo in Madagascar, dove sta ancora portando avanti un progetto a lungo termine su importanti tematiche sociali, raccolto nel libro di recente pubblicazione “Une belle vie, une belle mort”.

Le sue immagini sono state pubblicate su numerose testate nazionali ed internazionali ed esposte a Londra, Parigi, Berlino, Lodi, Pechino, Bologna, Ascoli, Bucarest, Roma. Il suo lavoro sulla lucha librefemminile in Bolivia gli è valso il primo premio ed il titolo di “Miglior Fotografo dell’Anno” (categoria Professional, sport) ai World Photography Awards 2015, il suo lavoro in Madagascar è stato recentemente premiato con il “Premio Fotografia Etica” per l’impegno dimostrato sul campo al Festival Della Fotografia Etica di Lodi.

Nella sua visione, la fotografia documentaria è la base per un linguaggio universale, un ponte tra popoli e luoghi diversi capace di superare i confini invisibili tra culture.