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“Habibi”

“HABIBI”

Location: Israele

Habibi è il racconto di una storia d’amore ambientata nel mezzo di uno dei conflitti contemporanei più lunghi e complicati, la guerra israelo-palestinese.

Le mogli dei prigionieri politici palestinesi, i quali stanno scontando condanne a lungo termine nelle carceri israeliane, per concepire nuovi figli, sono ricorse al contrabbando dalle prigioni dello sperma dei loro cari. Dal 2014, secondo la clinica per la fertilità Razan di Nablus, sono nati circa 90 bambini. L’inseminazione in vitro è offerta gratuitamente a queste donne poiché i loro mariti sono considerati dalla collettività come dei martiri viventi, i quali hanno rinunciato alla loro libertà per la patria. Sono circa 7000 i detenuti politici palestinesi, e quasi 1.000 di questi hanno una condanna che supera i 25 anni.

Le visite coniugali sono totalmente negate e i prigionieri palestinesi possono vedere i loro familiari più stretti solo attraverso una finestra di vetro. Il contatto fisico è vietato, c’è solo un’eccezione. Ai figli dei detenuti di età inferiore ai 6 anni è concesso un incontro di 10 minuti alla fine di ogni visita, nella quale possono abbracciare i loro padri. In questa occasione, con la scusa di offrire dei regali ai propri figli, i prigionieri inseriscono all’interno di barrette di cioccolato delle provette di fortuna con il loro liquido seminale. Questo è uno dei metodi più utilizzati dai prigionieri per poter avere dei nuovi figli e forse una delle poche speranze di avere una famiglia per le loro mogli.

Le vite di queste donne sono sospese in un’eterna attesa del ritorno dei loro mariti. Infatti uno dei principali motivi che spinge queste donne a fare l’inseminazione in vitro è la volontà a non arrendersi alla condizione di prigionia dei loro mariti e ad affrontare coraggiosamente le difficoltà della vita quotidiana allevando i loro figli da sole in una zona di guerra e molto instabile.

Quest’area troppo spesso viene mostrata solo come un luogo di guerra e conflitto, pieno di contrasto, soldati, azioni militari e armi. Habibi, che in arabo significa “ti amo“, mostra l’impatto del conflitto sulle famiglie palestinesi, cercando di comprendere una realtà nascosta dietro la guerra e analizzando le difficoltà che questo popolo incontra nel preservare la propria dignità umana.

ABOUT ANTONIO FACCILONGO

Antonio Faccilongo è un fotografo documentarista italiano che vive di base a Roma.
Dopo essersi laureato in scienze della comunicazione e aver conseguito un master in fotogiornalismo, ha focalizzato la sua attenzione in Asia e Medio Oriente, principalmente in Israele e Palestina, occupandosi di questioni sociali, politiche e culturali. Documentando le conseguenze del conflitto israelo-palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, ha cercato di raccontare questioni umanitarie nascoste dietro uno dei conflitti più lunghi e complessi della storia contemporanea, perché ritiene che troppo spesso questi luoghi vengano mostrati solo come teatri di guerra.

I suoi progetti a lungo termine sulle donne palestinesi e le loro famiglie, “Habibi” e “(Single) Women”, hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e grant tra cui il FotoEvidence Book Award with World Press Photo, il Getty editorial Grant, il 1 ° premio nella categoria progetto a lungo termine “World Understanding Award” al POYi Pictures Of the Year International, Best color documentary al Gomma Grant, 1 ° premio al LuganoPhotoDays, 1 ° premio all’Umbria World Fest, 1 ° premio al Kuala Lumpur Photo Awards, 2 ° premio al PhMuseum ed è stato finalista al Visa D’or feature, all’Alexia Foundation Grant e al Lucas Dolega Grant.

Inoltre i suoi progetti a lungo termine sono stati esposti a livello internazionale in numerosi mostre e festival tra cui il World Press Photo Festival di Amsterdam, Les Rencontres d’Arles, la Biennale di Buenos Aires, proiettato al Visa pour l’Image di Perpignan ed è stato inserito nella campagna globale #WomenMatter contro la violenza contro le donne creata da Dysturb.

I suoi progetti personali e commissionati sono stati pubblicati sulle più importanti riviste internazionali tra cui il National Geographic, Stern, Der Spiegel, Le Monde, The New York Times, Geo, Vice, The Guardian, Paris Match, L’Espresso, Internazionale e molti altri. Antonio Faccilongo è rappresentato da Getty Reportage.