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“collateral damage”

“COLLATERAL DAMAGE”

Location: Libia

Nell’aprile del 2019 il comandante ribelle Khalifa Haftar lancia un’offensiva per rovesciare il governo appoggiato dalle Nazioni Unite a Tripoli.

Le sue forze, formate da milizia orientale, combattono gruppi armati di Misurata e di altre città occidentali allineate con il Governo di Accordo Internazionale.

La guerra civile e la battaglia per Tripoli creano le condizioni per una nuova crisi umanitaria che vede libanesi e migranti intrappolati nel mezzo, per un’apertura verso il ritorno dello Stato Islamico e un’opportunità per la Russia di riappropriarsi della propria influenza sulla regione.

Migliaia di migranti africani che hanno subito privazioni e perfino torture nel tentativo di raggiungere l’Europa ora si trovano ad affrontare un pericolo ancora più grande, bloccati al centro di una rinnovata guerra.

Più di 10.000 migranti che erano riusciti nella traversata del Mediterraneo sono tornati nei centri di detenzione libici dopo che le restrittive politiche anti-migratorie europee sono entrate in vigore.

L’Italia e l’Unione Europea hanno speso centinaia di milioni di dollari per sostenere la guardia costiera in Libia e i centri di detenzione per migranti.

L’Italia e altre nazioni europee hanno impedito alle navi di salvataggio di attraccare nei loro porti. Ma i centri di detenzione, molti dei quali si trovano vicino al fronte, sono diventati bersagli.

Migliaia di migranti sono ora detenuti in centri gestiti dalla milizia libica o in case vicine al campo di battaglia, esposti così alle incursioni aeree e al fuoco dei mortai. Sparatorie alla cieca hanno ferito alcuni di loro, mentre la milizia ha tentato di reclutare i più giovani con la forza.

Differentemente da come accaduto durante le precedenti scontri nell’era post-Gadaffi, i combattenti stanno dispiegando artiglieria pesante e forze aeree, inclusi droni armati. Potenze esterne stanno platealmente violando l’embargo internazionale sugli armamenti, contribuendo a perpetuare gli scontri e alimentando quella che è diventata una guerra per procura che coinvolge regioni e nazioni europee.

La scorsa primavera Hifter ha giurato che si sarebbe impadronito di Tripoli rapidamente  ma per la fine dell’estate era ormai chiaro che la situazione militare si trovava ad un punto morto.

Ora i fronti non si muovono ma più il coinvolgimento di potenze esterne come Turchia e Russia diviene rilevante più il futuro del conflitto si fa incerto.

ABOUT LORENZO TUGNOLI

Lorenzo Tugnoli è un fotografo italiano, con base a Beirut, rappresentato da Contrasto.

Fotografo autodidatta, ha imparato a fotografare viaggiando e collaborando con rinomati fotografi in giro per il mondo.

Lorenzo ha lavorato intensivamente in medio oriente prima di spostarsi, nel 2010, in Afghanistan, dove inizia a collaborare con testate internazionali e ONG. Nel 2014 pubblica “The little book of Kabul”, progetto che rappresenta una fotografia di Kabul attraverso la vita quotidiana di alcuni artisti che vivono nella città, in collaborazione con la scrittrice Francesca Recchia.

Dopo svariati anni di lavoro in Afghanistan, nel 2015 Lorenzo si sposta in Libano. Il suo lavoro è un’esplorazione continua delle conseguenze umanitarie dei conflitti nella regione ed evolve attraverso progetti a lungo termine in Yemen, Libia e Libano.

Per molti anni ha regolarmente collaborato con il The Washington Post e il suo lavoro è stato pubblicato da testate quali il New York Times, il The Wall Street Journal e Time Magazine.

Nel 2019 è stato insignito del primo premio nella categoria General New Stories del World Press Photo ed è stato nominato per World Press Photo Story of the Year.

Lorenzo è il vincitore del Premio Pulitzer 2019 in Feature Photography.