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shira

cohen

“yo no di a luz”

“YO NO DIA LUZ”

Location: El Salvador

Le donne in gravidanza nel El Salvador contemporaneo affrontano una serie di sfide, dalla costante minaccia della violenza delle gang alla conseguente povertà.

Molte sono vittima di stupro, spesso associato ai riti di iniziazione delle gang, come dell’alto livello di incesto. Molte, spaventosamente, sono di un’età tra i 10 e i 14 anni.

Nonostante tutto la minaccia più grave ai diritti riproduttivi delle donne è di gran lunga il veto governativo sull’aborto. Da quanto il veto assoluto sull’aborto è entrato in vigore nel El Salvador nel 1998, 150 donne sono state condannate.

Medici e infermieri degli ospedali pubblici sono costretti per legge a segnalare ogni emorragia sospetto alle autorità, provocando accuse che possono portare ad una detenzione tra i 6 mesi e i 7 anni. E’ la classe delle donne più indigenti che ne risente maggiormente, poiché al personale degli ospedali privati non è richiesto di fornire questo tipo di informazione. Alcune donne affrontano perfino sentenze che arrivano ai 40 anni per ciò che di fatto sono parti di feti già morti.

Sono conosciute come le “mata ninos”, circa 20 donne detenute e condannate dai 30 ai 50 anni con accusa di omicidio per aver presumibilmente ucciso i loro neonati. La magistratura si oppone alla natura della scienza, accusando le donne di aver volontariamente partorito bambini prematuri, creando una situazione in cui le donne sono perseguite meramente per i naturali cedimenti del proprio corpo.

ABOUT NADIA SHIRA COHEN

Nadia Shira Cohen è una fotogiornalista freelance che collabora con The New York Times, National Geographic, Harpers e molte altre pubblicazioni internazionali. Lavora frequentemente in America Latina come in altri paesi come Haiti, Kazakhstan, Congo, Rwanda e Kosovo, focalizzandosi su diritti umani, diritti riproduttivi, problematiche ambientaliste, rivoluzione e processi migratori. Nadia è nata a Boston nel 1977. All’età di quindici anni riceve la sua prima macchina fotografica, e nello stesso periodo le viene diagnosticato un cancro. Inizia così a realizzare una serie di autoritratti che documentano la propria evoluzione fisica ed emotiva attraverso la malattia, insieme a quella degli altri pazienti oncologici del Mass General Hospital di Boston. Laureata alla University of Vermont inizia la propria carriera a New York City come collaboratrice per Associated Press. Si specializza nell’ambiente della fotografia, lavorando come agente per Sipa Press e più tardi come direttrice del Nord America per l’agenzia VII Photo Agency. Nadia si trasferisce a Roma nel 2007 per perseguire i propri progetti fotografici. I suoi lavori sono stati esposti a livello internazionale, è membro dell’IWMF e finanziata dal Pulitzer Center on Crisis Reporting per il suo lavoro sull’estrazione dell’oro in Romania.